augustambiente

I problemi ambientali di Augusta

Un disastro che dura da oltre cinquant'anni

METTIAMO A DISPOSIZIONE DEI LETTORI IL TESTO DEGLI ARTICOLI DEI GIORNALI CHE NEL CORSO DEL TEMPO HANNO TRATTATO DEL DRAMMA

DI AUGUSTA-PRIOLO-MELILLI.

LA STRAGE DI AUGUSTA PARTE DA LONTANO

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Ricordo amaro

 

di Umberto Inzolia

 

Ricordo ancora la sabbia dorata

alla foce del fiume incantato

quando gli anni eran pochi

e la vita era molta.

I remi facevan tutt'uno

con braccia d'acciaio

spingendo l'agili barche

ansiose anch'esse d'approdo.

Il silenzio profondo del luogo

per poco indulgeva ai canti d'amore

ma intatto restava l'ambiente

al passaggio di allegre brigate.

Che corse su quell'umida spiaggia!

Che giochi, che scoppi di risa!

Il mare guardava felice

di vederci felici

e con spruzzi spumosi

rideva con noi, giocava con noi.

Ora tutto è mutato:

una tossica coltre nel mare s'addensa

si che i pesci vi trovano morte.

Il catrame ha lordato la sabbia

dorata rendendola tetra.

Non più canti, non più giochi

non più scoppi di risa - Che squallore!

E lo chiaman progresso

quest'orribile mostro dell'era moderna!

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UN VOLANTINO STORICO

AUGUSTA VUOLE VIVERE E NON MORIRE

CONTRO L’INQUINAMENTO SCIOPERO GENERALE

NEL PORTO E NELLA CITTA’ (24 ORE)

LA CGIL - CISL - UIL e la FEDERAZIONE MARINARA UNITARIA DI AUGUSTA indicono per mercoledi 19 Settembre uno SCIOPERO GENERALE nel Porto e nella Città per Protestare contro il preoccupante aggravarsi dell'inquinamento ad Augusta.

Il verificarsi in questi giorni, a distanza di due anni, della moria di centinaia di migliaia di pesci e la morte di ogni forma di vita nel porto e nelle zone limitrofe con conseguenze imprevedibili per la nostra, salute, non ci deve lasciare indifferenti. Il Sindacato Unitario chiama alla lotta tutti i lavoratori: i lavoratori del Porto, gli artigiani, i Commercianti, gli Studenti e i Cittadini tutti.

- LA SITUAZIONE ECOLOGICA È GRAVE, LOTTIAMO PERCHÈ AUGUSTA NON DIVENTI UN'ALTRA SEVESO (PER I PESCI GIÀ LO È)

- LOTTIAMO CONTRO CHI, CON LA LOGICA DEL PROFITTO, PORTA LA MORTE AD AUGUSTA

Lo sciopero sarà così articolato:

il Porto e tutte le altre categorie effettueranno lo sciopero dalle ore 7.00 di mercoledi alle ore 7.00 di Giovedi.

Solo i negozi di generi alimentari inizieranno lo sciopero alle ore 12.00 di Mercoledi.

- Ore 9,00 CONCENTRAMENTO IN PIAZZA DUOMO PER IL CORTEO

- ORE 10,30 MANIFESTAZIONE IN PIAZZA CASTELLO.

LA CGIL - CISL – UIL DI AUGUSTA

LA FEDERAZIONE MARINARA UNITARIA DI AUGUSTA

AUGUSTA 15/9/79

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ooooooooooooooooooooooo

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Inquinamento/Ieri sciopero generale ad Augusta. Intanto...

La strage di pesci continua

AUGUSTA - Lo sciopero generale è andato bene. Ieri, ad Augusta, contro le industrie che avvelenano e uccidono, sono scesi in piazza in tanti: studenti, operai, pescatori, associazioni ecologiche.

E proprio mentre sfilavano con cartelli e striscioni, dal mare violaceo di Augusta sono emerse tonnellate di pesce azzurro morto: una lunga striscia di morte, l'ultimo emblema della distruzione dell'ambiente nella zona.

Tenuti fuori dall'area dello sciopero, indetto su scala cittadina da Cgil, Cisl, Uil, gli operai delle industrie chimiche, Esso, Liquichimica, Montedison, le grandi responsabili dello scempio, non hanno scioperato. E parecchi hanno strumentalizzato la loro assenza, additandola come un elemento di debolezza della manifestazione sindacale, leggendovi dietro una spaccatura verticale tra i cittadini di Augusta e gli operai delle industrie chimiche. Montature inutili, o peggio dannose in un momento come questo, quando l'ordinanza di chiusura disposta dal pretore per l'Esso e le notizie sempre più insistenti di un analogo provvedimento pronto a scattare a giorni per la Liquichimica rischiano di creare pericolose tensioni.

Intanto, ad Augusta, si sono susseguite, come nei giorni scorsi, riunioni ed assemblee. Altre se ne preparano. Oltre al "vertice" sulla questione inquinamento, previsto per sabato, al quale parteciperanno anche il ministro della Sanità e il presidente della Regione Siciliana, è stato convocato dall'amministrazione provinciale un altro incontro.

Arrivano pure nuove prese di posizione sulla vicenda. L'ultima è della federazione comunista di Siracusa che, addebitando ai gruppi petrolchimici pubblici e privati la responsabilità "d'aver saccheggiato l'ambiente, usufruendo spesso di denaro pubblico e lasciando immutati i problemi dello sviluppo e dell'occupazione", ha espresso parere contrario all'intenzione del governo di prorogare i termini d'applicazione alla legge Merli sull'inquinamento.

Da parte sindacale, c'è da registrare la proposta di costituzione di un consorzio pubblico, con la partecipazione dei comuni interessati, per la costruzione e la gestione di stazioni fisse e mobili per il controllo dell'inquinamento dell'aria e delle acque.

Inoltre, il sindacato ha ancora una volta ricordato che già da tempo miliardi sono stati stanziati per la costruzione di impianti per l'abbattimento delle sostanze inquinanti. Ma ancora i lavori per questi impianti non prendono il via.

A questo proposito c'è da ricordare che, con il contributo della Cassa per il Mezzogiorno, saranno costruiti nella provincia dei grossi impianti per la depurazione delle acque reflue delle città. In particolare, quello per, la città di Siracusa è già in fase di progettazione. Per gli scarichi industriali, invece, l'unica iniziativa è della Esso che ha in avanzata fase di realizzazione; senza contributo pubblico, un moderno impianto per la depurazione.

Lo ha ricordato ieri la stessa azienda che, in un comunicato stampa, dichiarato illegittimo ed infondato il provvedimento preso nei suoi confronti dalla Capitaneria di porto (divieto di scarico in mare). La Esso ha asserito, comunque, che il provvedimento non competeva alla Capitaneria di porto, bensì alla Regione.

Carmelo Miduri

(L’Ora giovedi 20 settembre 1979)

ooooooooooooooooooooooo

 

 

AUGUSTA: UNA TRAGEDIA NASCOSTA

 

Hiroshima, Chernobyl, Seveso, Bhopal: sono i nomi di alcune città tragicamente venute alla ribalta nella storia dell'umanità.

I nomi di queste città si sono ormai stampati nella nostra memoria per i tragici avvenimenti di cui sono state vittime.

Ma esiste anche un altro luogo della Terra, dell'Italia in particolare, di cui nessuno parla od osa parlare, di cui nessuno si interessa; un luogo che potrebbe aggiungersi ai quattro sopra ricordati: Augusta.

 

 

Una pesante coltre di silenzio grava su vicende che, tutti, invece, dovremmo conoscere.

Qualche volta, ma sempre in seguito a gravi disastri accaduti o solo sfiorati, abbiamo sentito pronunciare le parole Augusta - Priolo - Melilli al Ministro dell’Ambiente Ruffolo, ai Ministri per la Protezione Civile, all'annunciatrice del telegiornale.

La maggior parte degli italiani non sa neanche cosa siano o dove si trovino.

Non sono in molti in Italia a sapere che tra le province di Catania e Siracusa esiste una zona che in fatto di rischi veri non è seconda a nessun’altra su tutto il territorio nazionale: rischio sismico, rischio chimico-industriale, rischio militare.

Oltre duecentomila persone che vivono a diretto contatto con una polveriera pericolosamente innescata.

Attorno al porto di Augusta troviamo la più alta concentrazione di raffinerie di petrolio dell'intera Europa, dove viene raffinata la quasi totalità del greggio importato in Italia; due basi militari di grande importanza strategica al centro del Mediterraneo:

1'una della Marina Militare italiana e 1'altra della Nato (su quest'ultima il silenzio è impenetrabile per via degli arsenali ivi custoditi).

Un grande deposito di carburante in pieno centro abitato a diretto contatto con le abitazioni civili; tredici industrie chimiche e petrolchimiche di cui ben sette "ad alto rischio di incidente rilevante" in appena 15 chilometri di costa, su un territorio già soggetto più volte a catastrofici terremoti, definito dal Ministero della Protezione Civile ad "alto rischio sismico" e che appena tredici giorni prima del terremoto del 13 dicembre 1990 era stato ufficialmente definito ad "elevato rischio di crisi ambientale" dal Ministero dell’Ambiente. Un territorio che, oggi, vede Priolo con i suoi 15.000 abitanti come epicentro, ma che abbraccia città come Augusta (42.000 ab.), Siracusa Nord (70.000), Melilli (10.000), Belvedere (5.000), e Città Giardino (1.000).

Una testimonianza della grave situazione di degrado ambientale fu data nel 1979, quando Marina di Melilli (1.000 ab.) fu evacuata e rasa al suolo perché circondata e soffocata dalle ciminiere degli stabilimenti del progresso che incredibilmente vi erano stati installati a sole poche decine di metri di distanza!

Tutto cominciò con la militarizzazione del porto di Augusta agli inizi del secolo per continuare poi nel 1949, quando l'industriale Moratti, approfittando della particolare posizione geografica del porto di Augusta vi installò la prima raffineria.

 

Oggi Augusta ed il territorio circostante pagano pesantemente il prezzo degli errori commessi quarant'anni fa da alcuni politici sprovveduti di allora che, con il miraggio del facile benessere, applaudendo alle ciminiere, pensavano di far uscire dal sottosviluppo la provincia di Siracusa sfruttando il porto di Augusta, dando così inizio ad un insensato processo di industrializzazione.

Su un'area ristrettissima, ad immediato ridosso di centri urbani densamente abitati, sorse quell'agglomerato industriale che, contravvenendo a tutte le leggi, con i suoi scarichi inquinanti durati quarant'anni, ha devastato forse irrimediabilmente tutto l'ecosistema della fascia costiera tra Augusta e Siracusa. L'avvento dell'industria segnò pure la fine dell'agricoltura, della pesca, dell'estrazione del sale che costituivano le attività portanti dell'economia lavorativa locale.

Va ricordato pure che gran parte della zona industriale sorge su una vasta area archeologica e su una stupenda costiera che, opportunamente valorizzate, avrebbero potuto fare di questo territorio un polo d'attrazione turistica senza rivali in tutto il Meridione.

Ma agli errori del passato oggi se ne sono aggiunti altri: nonostante la situazione di grave degrado, che ha fatto dichiarare la zona ad elevato rischio di crisi ambientale, nonostante la vibrata protesta della Città di Augusta, espressa sempre con metodi di correttezza esemplari e nel pieno rispetto della legalità, il Governo della Regione Sicilia ha permesso il sorgere di un grande impianto di incenerimento per i rifiuti speciali ospedalieri dell’intera Regione a pochissima distanza dal centro abitato di Augusta; ha dato parere favorevole al sorgere di una piattaforma polifunzionale che dovrebbe smaltire i rifiuti tossici e nocivi prodotti non solo dalle industrie di Siracusa, ma anche da quelle di Catania e Ragusa e, quasi come una cinica beffa, alcuni giorni dopo il terremoto del 13 dicembre 1990, ha finanziato la realizzazione di altri quattro impianti nella zona industriale di Augusta; vale adire è stato aggiunto altro "esplosivo" su una "polveriera" che per miracolo nella notte del terremoto non è esplosa.

Cosa rappresenta per 1'economia nazionale 1'area industriale di Augusta - Priolo Melilli?

Da queste industrie l'intera Italia preleva il 60% del suo fabbisogno di carburanti; il 100% dei lubrificanti senza contare i detergenti, le paraffine, zolfo, ecc. per le lavorazioni di altre raffinerie come Manfredonia, Marghera, Gela, ecc.; vale a dire che la fermata di questo polo petrolchimico coinvolgerebbe a catena il sistema produttivo industriale italiano.

A livello tributario basti ricordare che tramite il porto di Augusta, lo Stato italiano incassa, mediamente, oltre 1.100 miliardi di lire ogni anno di soli diritti doganali a cui vanno aggiunti i circa 20.000 miliardi l'anno di imposte di fabbricazione e gli utili delle industrie e delle altre ditte ad esse collegate. Ma il dramma di Augusta e del territorio circostante è dato dalle cifre che la maggior parte degli italiani non conoscono:

nella sola città di Augusta si muore per neoplasie (specie dell'apparato respiratorio) più che in ogni altra parte d'Italia: secondo le statistiche ufficiali le morti per cancro sono oltre il 30% delle morti complessive!

 

Ogni anno si registra la nascita di bambini malformati in misura notevolmente superiore alla media nazionale; gli aborti spontanei sono aumentati; i medici del locale ospedale hanno accertato un forte e progressivo aumento delle malattie allergiche delle vie respiratorie e l'aumento delle dermatiti atopiche; la durata media della vita nella zona è di cinque/sei anni inferiore a quella nazionale.

Le varie morie di pesci degli anni passati succedutesi nel porto di Augusta, a partire dal 1976, non hanno avuto la stessa eco delle mucillagini dell'Adriatico, ma di queste morie non se ne è mai saputo nulla per colpa di una informazione volutamente carente: il sud serve per il benessere del Nord per cui non ha diritto a far sentire la propria voce!

Anche l'informazione sul terremoto del 13 dicembre 1990 che ha avuto come epicentro proprio Augusta è stata "pilotata": prima hanno fornito un epicentro di comodo spostandolo a 55 km più a sud, attirando l'attenzione sul barocco di Noto; poi hanno mentito sull'entità della scossa (che è stata superiore all'ottavo grado e non del settimo); poi, hanno, prudentemente, dirottato stampa, tv e l'attenzione dell'opinione pubblica a Carlentini, perché in essa si erano avuti i morti, poi hanno taciuto l'entità dei danni della zona industriale e fatto silenzio sui danni della base Nato nelle viscere della terra proprio sotto l'abitato di Melilli, altro centro gravemente danneggiato dal terremoto.

È proprio contro questa omertà di Stato che ci stiamo battendo: è proprio questa voce che finora abbiamo cercato di far sentire! La notte del 19 maggio 1985 in seguito al grave disastro dell'Icam (diventato poi Enichem Anic) cinque esplosioni distrussero i serbatoi di etilene con fiamme alte più di 600 metri che illuminarono a giorno l'intera zona provocando il panico.

La gente di Augusta tentò invano di evacuare la città, ma non fu possibile per la mancanza di un secondo ponte già richiesto da tempo e riconosciuto necessario perfino dallo stesso Zamberletti allora Ministro per la Protezione Civile! In caso di nube tossica quella notte molte migliaia di persone avrebbero potuto perdervi la vita, ma le autorità, che già da diverse ore sapevano della situazione di emergenza dell'Icam, non fecero nulla per avvisare la popolazione né prima né dopo.

La richiesta di sicurezza per Augusta si canalizzò verso una grande petizione popolare che fu sottoscritta da undicimila cittadini; fu inviata a tutti i parlamentari siciliani una ampia documentazione sui rischi di Augusta, ma solo uno di essi, l'on. Rallo senatore MSI, di sua iniziativa fece un'interpellanza parlamentare a risposta scritta, che non ha avuto alcun esito.

Ricevemmo anche la solidarietà di un altro senatore on. Pietro Ferrara (Psi), appartenente ad un'altra circoscrizione, ma la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Siracusa bloccò il progetto del secondo ponte vedendovi la "pagliuzza dell'impatto ambientale" mentre non sempre riuscì a vedere "la trave della devastazione ambientale selvaggia dei 15 chilometri di costa intasati dagli stabilimenti industriali, del mare irrimediabilmente inquinato, dalle oltre seicento tonnellate di veleni scaricati ogni ventiquattro ore dalle ciminiere, dei fiumi assorbiti dalle industrie, della falda acquifera ormai irraggiungibile dalle trivelle dei contadini che non possono più irrigare i loro campi se non con l'acqua salata che si è infiltrata nel sottosuolo".Ciò vuol dire che la nostra vita e la nostra salute valgono meno del paesaggio, che il profitto deve sempre prevalere “ad ogni costo e a qualunque costo” e che non importa a nessuno se oltre duecentomila persone rischiano ogni giorno la loro vita per mantenere l'opulenza di tanti altri. Ma quello che più ci fa rabbia è la congiura delle menzogne e del silenzio sulla nostra questione ambientale ordita dalla stampa, dalla televisione, dai mezzi di comunicazione che ci ignorano.

Le undici mila firme raccolte in poche settimane inviate a tutti gli ordini "competenti" non hanno scosso nessuna coscienza: le quattromila raccomandate al capo dello Stato, alle massime Autorità nazionali e regionali, ai Sindacati sono rimaste senza risposte; così pure le settemila firme contro l'inceneritore; per tutto ciò numerosi sono stati gli esposti alla Magistratura mentre qui la gente continua ad ammalarsi e a morire di cancro.

E come se ciò non bastasse dopo il terremoto altri quattro impianti industriali nella zona già definita a rischio. Abbiamo corso il rischio di veder sbarcare qui anche i rifiuti tossici e nocivi delle famose «navi dei veleni», ma nessuno sa spiegarsi quale fine abbiano fatto e facciano le sessantamila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi prodotte ogni anno dalla zona industriale di Augusta, né esiste una vera Autorità che controlli.

Evidentemente siamo troppo lontani dai centri di potere, di informazione, siamo troppo al Sud per far sentire la nostra voce. Ma del nostro Sud si accetta volentieri ciò che giova al benessere di tutti: i prodotti petroliferi. Ma quanti sono a sapere su quale prezzo (di sangue) si fonda il loro "benessere"?

Augusta ottobre 1988 (*)

 

PRISUTTO PALMIRO

 

 

(*)

La stesura iniziale di questo pezzo avvenne dopo la vicenda delle "navi dei veleni",  e venne pubblicata da una rivista a diffusione nazionale (Amici dei Lebbrosi febbraio 1989) poi è stata aggiornata in seguito al terremoto del 1990. E' forse cambiato qualcosa? In meglio o in peggio? Giudicate voi.

 

 

EUROTURISMO PROGETTO 2000

 

 

DOSSIER: NON E' IL KUWAlT... E' LA SICILIA!

 

AUGUSTA-PRIOLO

TERRA DI ZOMBI

 

Una fascia di trenta chilometri devastata dai veleni delle raffinerie - Ad Augusta ed a Priolo si vive cinque anni in meno.

 

di ROBERTO CARNEVALE

 

Non so chi mi abbia insegnato, sin dai miei primi passi, che la natura, con tutti i suoi elementi e prodotti (terra, acqua, animali, vegetazione, ecc.) è stata plasmata da un artista divino: Dio. E questo artista aveva creato una Sicilia incontaminata con una precisa destinazione: quella del turismo. Non c'è un'isola eguale al mondo per le sue pittoresche e frastagliate coste, per il suo regale vulcano, per il suo azzurro mare, per i suoi variopinti giardini, per i suoi frutteti, per la sua gente generosa e ospitale, fedele alle sue origini e alle sue tradizioni millenarie.

Non è il Kuwait... - è la Sicilia!

Con questo titolo non voglio offendere lo sfortunato Paese oggi al centro della crisi, ma semplicemente mettere in risalto che la vocazione della Sicilia non era quella del petrolio e della chimica, bensì quella del turismo. Facciamo un po' di storia di questa nostra Sicilia, sostando per qualche istante su uno scoglio della costa, che da Priolo si estende fino a Siracusa: una fascia di trenta chilometri devastata dai veleni delle raffinerie di Augusta. Quaranta milioni di metri quadrati, migliaia di operai, centinaia di camini, di sfiatatoi, di ciminiere.

Milioni di molecole di gas che quasi sempre superano il limite di tossicità quando - combinandosi insieme nell'atmosfera sotto l'azione dei raggi ultravioletti - ricadono al suolo.

Ed a questo punto anche la scienza abbassa le braccia impotente: su queste velenose e micidiali combinazioni di gas diversi si sa poco o nulla. Nemmeno esattamente quali malattie provochino!

È una storia triste umiliante. Nel 1949 il Commendatore Angelo Moratti, industriale milanese, meglio conosciuto come Presidente della grande Inter, acquistò a Houston, nel Texas, nel quadro degli aiuti previsti dal Piano Marshall, le attrezzature per distillare il greggio e le fece trasportare via mare vicino ad Augusta, nei pressi della antica città di Megara. Un punto strategico sulla via del petrolio al centro del Mediterraneo. Nacque così la Rasiom ed ebbe inizio la storia del polo petrolchimico di Priolo-Augusta e, quindi, della sistematica distruzione di un'area geografica fra le più incantevoli del mondo, come quella della provincia di Siracusa, nella parte sud orientale della Sicilia, sin dai tempi remoti conosciuta per la sua bellezza.

Non basteranno ormai duemila anni per restituire la nostra Sicilia alle sue origini di una natura di incanto e al suo turismo, fonte di ricchezza pulita c inesauribile.

Non basterà l'eternità per placare l'ira di Dio e degli uomini destinati a vivere cinque o dieci anni in meno.

Oggi della millenaria Siracusa sappiamo soltanto attraverso i libri, dalla viva voce di un Cicerone, asfittico per un crescente male incurabile:

 

è il dono di un'aria avvelenata da mille gas, sprigionati attraverso lunghe ciminiere, che sembrano dominare il cielo di questa nostra costa. Il racconto è questo. Siracusa, definita dagli antichi storici la più bella e la più grande delle città greche fu fondata nel 735 a. C. da Archia, che era fuggito da Corinto, e sotto la guida dei Diomenidi di Gela diventerà nel V secolo a. C.. una delle maggiori potenze del Mediterraneo e nel IV secolo vedrà fallire il tentativo di Platone di poter realizzare la propria utopia politica.

Oggi un Cicerone documentato e onesto può riferire ai turisti di ogni lingua che la millenaria Siracusa fu fondata da Archia e distrutta irreversibilmente da Angelo Moratti e da coloro che 10 seguirono.

Il grande teatro greco, le mura dionigiane, il castello Eurialo, l'ara di Ierone sono la testimonianza di un grande passato di civiltà, così come il petrolio e la costante testimonianza di quanto l'uomo sia capace contro se stesso e contro la Natura che lo circonda.

Il tratto di costa, che dalla baia di Augusta conduce al porto grande di Siracusa, porta i segni del degrado ambientale

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine dell'Enichem

E fiorì la speranza... Ma poteva essere un complesso turistico alberghiero

 

E A MORATTI NE SEGUIRONO ALTRI...

 

Alla Rasiom si aggiunsero la Petrolchimica di Augusta, la Sincat, nel 1958 la Montedison, due centrali termoelettriche dell'ENEL, l'Enichem, la Esso, l'Isab, ed altre ancora per una superficie complessiva estesa circa quaranta chilometri quadrati.

È il colpo di grazia. Ogni possibile diverso sviluppo economico della zona, ed in particolare di quello turistico, fu definitivamente precluso.

Il Ministero dell'Ambiente, che recentemente ha inserito l'area di Priolo-Augusta tra quelle di elevato rischio di crisi ambientale. Ha ritenuto significativi, ai fini di detta dichiarazione, ben 13 insediamenti industriali.

Il passato della zona industriale di Siracusa è strettamente legato ad episodi di grave inquinamento e degrado ambientale, ad allarmi nella popolazione e ad incidenti mortali.

Alcuni episodi significativi: negli anni 1978/80/89 ripetute morie di pesci: nel 1980 la denunzia delle nascite ad Augusta di bambini malformati;

nel 1981 la scoperta dell'alto tasso di mortalità per cancro di gran lunga superiore alla media nazionale che, secondo voci ufficiose, nel 1989 ha toccato il 33%.

Nel 1981 l'Istituto Superiore di Sanità condusse, con estremo rigore metodologico, una approfondita indagine sull'inquinamento atmosferico nella quale si evidenzia la presenza di concentrazioni di inquinanti, ed in special modo di composti organici aventi una particolare significatività per il loro impatto sulla salute umana, auspicando il completamento de1 monitoraggio degli inquinanti ed il potenziamento delle strutture tecniche di controllo.

Nonostante la completezza e la serietà dell'indagine effettuata, non si è mai provveduto a recepire le indicazioni contenute nella relazione.

Nel 1985 l'emergenza si ripropone ad altissima tensione a seguito della esplosione dei serbatoi di etilene dell'ICAM, che provoca la fuga incontrollata della popolazione di Priolo e di AUGUSTA, ed evidenzia l'assoluta mancanza di piani d'emergenza e di evacuazione.

Il processo di industrializzazione si è sviluppato in modo assolutamente libero e senza una precisa programmazione degli effetti e dei costi ambienta1i, che nel medio e lungo periodo inevitabilmente si sarebbero dovuti prevedere e senza predisporre i necessari impianti di depurazione, di smaltimento dei rifiuti ed ogni altro accorgimento utile per evitare danni al territorio ed alla popolazione.

La Provincia di Siracusa peraltro è una delle zone classificate ad alto rischio e grado di sismicità e nel passato è stata oggetto di devastanti fenomeni tellurici.

La casetta con dietro un albero di fico ed un pozzo, cantata da Tomasi di Lampedusa in "Lighea" è andata perduta tra camini e ciminiere e nel mare, al posto della sirena con i rami di corallo purpureo incrostato di conchiglie, è  più facile trovare carogne di pesci, chiazze di petrolio e, perché no, resti umani provenienti da interventi chirurgici.

Uno dei simboli in negativo del processo di industrializzazione, che ha trasformato in modo irreversibile il nostro territorio, e con esso la popolazione, può essere considerato Marina di Melilli che, stretta nella morsa delle industrie, in particolare dalla Cogema, dall'Enel e dall'Isab, è stata cancellata dalle carte geografiche, rasa al suolo dai bulldozer, grazie anche ad accertati fatti di corruzione. Uno dei simboli in positivo deve ritenersi il Pretore di Augusta, Antonino Condorelli, la cui azione giudiziaria, all'inizio degli anni ottanta, ha visto sul banco degli imputati amministratori pubblici e privati, ed ha avuto il merito di fungere da stimolo alle industrie per predisporre, almeno in parte, le opere di disinquinamento previste dalla legge. Attualmente lo stato di squilibrio ecologico della zona industriale di Siracusa evidenzia una situazione di grave alterazione ambientale, investendo in primo luogo l'inquinamento atmosferico.

Nella zona industriale sono presenti oltre a00 punti di emissione attraverso i quali giornalmente vengono riversate nell'atmosfera decine di tonnellate di sostanze potenzialmente dannose per la salute dell'uomo.

Le reti di rilevamento, predisposte dalla Provincia e dal Consorzio ASI, controllano tra l'altro inquinanti, che si possono definire traccianti, mentre non rilevano quasi mai inquinanti specifici nelle singole lavorazioni.

Un altro grave elemento di alterazione ambientale riguarda la situazione delle risorse idriche che, a causa dell'eccessivo sfruttamento degli insediamenti industriali, hanno portato all'esaurimento delle falde superficiali e ad un forte emungimento delle falde profonde, comportando una serie di modifiche geomorfologiche del suolo nei suoi strati profondi, con l'imminente pericolo di una forte permeazione della falda da parte dell'acqua di mare.

Emblematica al riguardo è la situazione del Ciane, un piccolo fiume, nei pressi di Siracusa, la cui storia, strettamente legata alla memoria della ninfa di nome Ciane, che fu tramutata in fonte per avere tentato di impedire il ratto di Proserpina e che è noto in tutto il mondo perché lungo le sue sponde il papiro nasce spontaneamente.

Le sue acque attualmente vengono vendute alle industrie attraverso un impianto di captazione gestito da un Consorzio di Bonifica delle Paludi Lisimelie, noto per la sua assoluta inaffidabilità su un piano strettamente ambientale.

L'utilizzazione, assolutamente arbitraria e sconsiderata di detta acqua ha creato gravi problemi all'intero ecosistema acquatico de1 fiume ed in particolare alle piante di papiri. Dal 1980 Keith Thompson, esperto di biologia ed ecologia del papiro, collega la morte della pianta agli sbalzi idrici legati al cattivo funzionamento dell'impianto e denunziava un pericoloso aumento della salinità dell'acqua de1 fiume.

Attualmente il papiro del fiume Ciane, nonostante si trovi in un'area vincolata a riserva naturale, vive uno stato di precarietà grazie anche numerosi e continui trapianti, che vengono effettuati.

Particolarmente preoccupante, intermini quantitativi, è la produzione di rifiuti tossici e nocivi e la mancanza di adeguati impianti di trattamento e smaltimento degli stessi.

Manca una conoscenza puntuale delle fonti di inquinamento dell'aria, del suolo e delle acque.

Il reparto fertilizzanti dell'Agrimont è attiguo al centro abitato di Priolo ed è separato solo da una strada.

Secondo le cifre fornite dalla stessa industria, ogni ventiquattro ore vengono prodotte ben 1000 tonnellate di ammoniaca, che viene stoccata in grandi serbatoi con possibili rischi per la popolazione.

Le considerazioni svolte non sono le preoccupanti ed allarmistiche analisi di qualche associazione ambientalistica, ma le risultanze della delibera del Ministero dell'Ambiente per la dichiarazione di area ad alto rischio ambientale, che smentisce tutti coloro che, industriali e politici in primo luogo, tendevano a sminuire la gravità della situazione ambientale del polo petrolchimico di Priolo.

La dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale può certamente costituire l'inizio di una seria politica di risanamento di tutto il comprensorio industriale.

Lo smantellamento di tutto il polo petrolchimico, allo stato attuale, è una ipotesi certamente improponibile, appartiene forse al mondo dei sogni.

Non si tratta infatti di spostare o chiudere una fabbrica ma di incidere complessivamente sull'economia di una intera area con gravi riflessi sia politico-sociali che occupazionali.

Rivederne, però, la funzione ed il ruolo nel contesto di una politica economica che tenga conto dei valori primari dell'ambiente e del territorio, è certamente possibile e direi anche necessario. Il rischio vero è che tutto il flusso di danaro (che verrà indirizzato verso la zona industriale di Siracusa, e si parla di centinaia di miliardi) venga speso in opere non direttamente finalizzato ad eliminare situazioni di pericolo per le popolazioni e a rimuovere le cause e gli effetti dei fattori inquinanti, che hanno determinato la grave situazione di rischio ambientale.

Il domani di questa parte della Sicilia può dipendere dalle scelte che si faranno o non si faranno oggi.

Non è il Kuwait... è la Sicilia! E intanto a Priolo ad Augusta, sulle colline di Sortino si continua a morire.

Morire è fatale, dice qualcuno, si muore e basta ed è inutile scavare nella vita delle persone, anzi nella loro morte, per trovarci un significato, un messaggio un avvertimento; chi ha mai potuto dimostrare scientificamente che il signor Cannavò sia stato ucciso dalla fabbrica? Ma il 30% dei decessi ad Augusta ed a Priolo è causato dai tumori. Ogni anno muoiono in questa zona circa 500 persone; il 30% di questi esseri umani muore per cancro. Fanno quasi 150 persone, 1a metà dei quali, se fossero vissute altrove, probabilmente sarebbe ancora viva.

75 esseri umani ogni anno, in quasi trent'anni sono 3000 persone: è il tributo che una città sta pagando per i posti di lavoro che le raffinerie le hanno regalato.

Per questi posti di lavoro, per non essere costretti ad emigrare in Germania o in America, la popolazione di Augusta e di Priolo è condannata a vivere cinque o dieci anni in meno.

Cosa ci riserva il domani? Vorrei tanto che fossero le stesse aziende a rispondere a questa bruciante domanda.

Con onestà!

 

ED UN GIORNO DECISERO: - "DISTRUGGIAMO IL  PAESE"

 

Quasi vent'anni fa, redigendo il piano regolatore della zona industriale di Priolo, gli Ingegneri dell'A.S.I. si accorsero che lungo la costa, su una fascia lunga: un chilometro e destinata a insediamenti industriali, c'era un paesino, tanto piccolo da essere segnato appena sulle carte. Dopo una rapida, discussione uno degli ingegneri prese una matita rossa e segnò una croce sul paesino, ad indicare la volontà comune di farlo scomparire. Quel piano regolatore, con tante aziende piccole e grandi al posto del paesino fu sottoposto all'Assemblea Regionale Siciliana ed approvato dall'allora Presidente Bonfiglio e dagli Assessori Nicita e Ventimiglia. Era il 1972 c da quel momento la sorte di Marina di Melilli, questo era il nome del Paesino, fu segnata. Il tutto con il pieno avallo della legge. Lo statuto dell'ASI (Art. 3) prevede l'acquisizione da parte dell'Ente di tutte le aree e gli immobili destinati alla installazione delle aziende.

Prima che le industrie arrivassero fino a Marina di Melilli passarono però altri tre anni, e solo nel 79 il paese si trovò stretto nella morsa maleodorante della COGEMA, una fabbrica per la produzione del magnesio da una parte, e una raffineria, l'ISAB, alle spalle."

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Autore:
Palmiro Prisutto

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Augusta

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